Leggere fa bene alla salute


Non solo leggere è bellissimo, arricchisce le persone e migliora le loro vite… ma fa anche bene alla salute!

Quindi non c’è davvero alcuna ragione per non cimentarsi nella lettura.

libro_0

Le ricerche neurologiche hanno affrontato per anni gli effetti della lettura sul cervello, arrivando a dimostrare come leggere produca  effetti significativi sull’agilità mentale, sulla memoria, sull’attitudine all’immaginazione e all’empatia.

Migliora lo stress e combatte i disturbi del sonno

Secondo uno studio svolto nel 2009 dall’Università del Sussex, sei minuti di lettura al giorno sono sufficienti a diminuire i livelli di stress del 68%: l’attività della lettura rallenta infatti la frequenza cardiaca e allevia la tensione nei muscoli. “Perdersi in un libro avvincente aiuta a sfuggire dalle preoccupazioni e dallo stress della vita di tutti giorni – afferma il neuropsicologo David Lewis, che ha condotto lo studio – permettendo di esplorare il mondo di fantasia dell’autore.

Leggere non è soltanto una distrazione, ma una stimolazione attiva dell’immaginazione: le parole sulla carta stampata sollecitano la creatività del lettore, inducendolo sostanzialmente a uno stato di coscienza alterata.”

Affina l’attività cerebrale

Uno studio pubblicato nel 2014 sulla rivista Brain Connectivity ha dimostrato come la lettura – in particolare di narrativa – sia in grado di migliorare la capacità del lettore di immedesimarsi nelle altre persone, di sviluppare empatia e di comprenderne il punto di vista.

Lo studio ha rilevato come la lettura di romanzi provochi dei cambiamenti nella corteccia temporale sinistra, una zona del cervello associata alla comprensione della lingua e a un fenomeno noto come ’embodied cognition’, una funzione che permette ai neuroni di ingannarela mente, convinta di fare qualcosa che in realtà sta solo leggendo.

I ricercatori hanno concluso che ‘l’atto della lettura introduce il lettore nel corpo del protagonista’. Ciò sembra aumentare l’intelligenza emotiva di una persona e la sua capacità di provare empatia.

Possiamo dire che leggere storie con forte impianto narrativo in qualche modo riconfiguri le connessioni del cervello – afferma il neurologo – Gregory S. Berns, autore dello studio. “Ciò potrebbe avere profonde implicazioni sull’istruzione, sui bambini e sul ruolo in cui la lettura potrebbe plasmare il loro cervello.”

Aiuta la memoria

Nel suo lavoro ‘What Reading Does For The Mind’, la psicologa Anne Cunningham esamina le conseguenze cognitive dell’essere un avido lettore.

Secondo il suo studio, la lettura è un processo di ‘codifica’ e, una volta raggiunto un certo livello di capacità di lettura, i suoi benefici diventano reciproci.

Leggere aiuta il cervello a conservare le informazioni nel corso del tempo; a sua volta il cervello migliora le sue capacità di lettura ed entrambi questi fattori portano a un aumento delle capacità cognitive.

A questo si aggiungono i benefici della lettura sulla memoria: ogni volta che si legge, si crea infatti una nuova memoria. Il processo di lettura migliora nel tempo i riflessi mnemonici dell’individuo.

‘Durante la lettura, aree del cervello che si sono evolute per altre funzioni – come la visione, il linguaggio e la capacità associativa – si connettono in un circuito neurale specifico molto impegnativo – afferma Ken Pugh, direttore del centro di ricerca Haskins Laboratories, a Yale – ‘

In genere, quando si legge si ha più tempo per pensare. Leggere fornisce un pulsante di pausa per incrementare comprensione e conoscenza.’

 

Migliora  l’agilità mentale in età avanzata

Secondo una ricerca pubblicata nel 2013 sulla rivista Neurology, mantenere la mente attiva leggendo libri e scrivendo aiuta mantenere in salute il cervello in età avanzata. Uno studio condotto dal Rush University Medical Center di Chicago ha misurato la capacità mnemomica e di pensiero in oltre 200 pazienti di età superiore ai 55 anni, monitorandola ogni anno.

I volontari hanno risposto a un questionario sulle loro abitudini di lettura, di scrittura, o di altre attività legate alla stimolazione mentale nel corso dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’età adulta e tarda. Dopo la morte, i loro cervelli sono stati esaminati in cerca dei segni fisici di demenza, come lesioni cerebrali e placche.


Escluse altre variabili come l’assunzione di alcol, i ricercatori hanno rilevato che le persone che nel corso della vita avevano tenuto maggiormente impegnato il cervello avevano avuto un declino delle facoltà cerebrali più lento del 15%. ‘Sulla base di questi risultati – dice l’autore dello studio Robert S. Wilson – non dobbiamo sottovalutare gli effetti delle attività quotidiane, come la lettura e la scrittura, sui nostri figli, su noi stessi e sui nostri genitori.”

I risultati possono inoltre spiegare il motivo per cui le attività di brain-stretching come la lettura sono in grado di rallentare il progredire di malattie neurodegenerative quali il morbo di Alzheimer in età avanzata.

Fonte internet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *