Il libro dei secoli


La storia dell’umanità è costellata di avvenimenti in continuo mutamento e di punti di svolta epocali:

I viaggi di Colombo, le novantacinque tesi di Lutero, l’invenzione della stampa, la Rivoluzione francese o lo scoppio della bomba atomica non sono che pochi esempi degli eventi che hanno marcato una discontinuità evidente rispetto al passato.

Ma se dovessimo dire quale fra questi, o quale secolo negli ultimi mille anni di storia , sia stato più significativo degli altri, non avremmo modo di dare una risposta univoca e chiara. 

Come si misura, e cosa significa in definitiva il cambiamento nella storia? Ian Mortimer si è dedicato alla risoluzione di queste domande , intrecciando mille storie con arguzia, competenza e grande smalto narrativo.

Davvero Internet ci ha cambiato la vita più della penicillina? Il Rinascimento è stato più importante dell’invenzione dei bottoni? La peste nera ha causato più o meno vittime delle armi da fuoco?

Ci sono domande apparentemente retoriche, alle quali sembra semplice rispondere. Ma se ci si ferma un po’ a riflettere, tutto si complica e le risposte non risultano più scontate. 

Ecco la questione, così come la espone alla «Lettura» lo stesso Mortimer:

«In quale secolo il mondo occidentale ha sperimentato i cambiamenti più significativi? La grande maggioranza delle persone risponde istintivamente il XX, per via dello sviluppo tecnologico. Tutta via la tecnologia non è sinonimo di cambiamento. La capacità di comprare beni di ogni genere al mercato, invece di dover coltivare o fabbricare tutto in proprio, non è forse un mutamento più grande di quelli che ciascuno di noi ha conosciuto? Non è la sicurezza nostra e della nostra famiglia ancora più importante?».

Insomma il rilievo delle diverse innovazioni va misurato in primo luogo sul grado di soddisfacimento dei bisogni essenziali (alimentazione, alloggio, riscaldamento,sicurezza personale), mentre può essere fuorviante concentrarsi su fenomeni vistosi come l’avvento dell’energia atomica, di internet o dei telefonini, trascurando le svolte avvenute prima del Novecento.

Per scuotere le certezze superficiali lo storico britannico ha intrapreso una lunga e vivace ricognizione nei secoli trascorsi dall’anno Mille ad oggi.

Un’analisi dei fattori storici di cui   sottolinea la complessità:

«Le difficoltà nel valutare i mutamenti relativi sono innumerevoli. Consideriamo solo il VI e il VII secolo dopo Cristo, che non ho trattato nel libro. Non sappiamo quanti milioni di persone morirono nella prima grande pandemia di peste, che scoppiò nel 542 d.C., quindi come possiamo dire quali cambiamenti determinarono le sue diverse ondate? E non furono i mutamenti climatici di quel periodo ancora più rilevanti? Mentre la rapida ascesa dell’islam nel VII secolo,che in retrospettiva ci appare un evento cruciale, non interessò forse all’epoca solo alcune regioni meridionali dell’Europa?».

Proprio per non ampliare a dismisura i problemi, Mortimer ha limitato l’esplorazione all’Occidente e agli ultimi dieci secoli.

Il suo ultimo libro, di cui ripercorre i contenuti assieme alla «Lettura» secolo per secolo, offre indicazioni, non sempre rassicuranti, anche sul mondo che attende i posteri:

«La questione del cambiamento   può essere ostica, ma  non possiamo sperare di prepararci per i cambiamenti del futuro se non comprendiamo quelli avvenuti nel passato. Perciò uno sguardo retrospettivo all’Occidente degli ultimi mille anni è un esercizio salutare.

La capacità di rendere viva e palpabile la storia è la caratteristica di quest’opera, sia nel quadro immenso della «grande storia»,  quella dei grandi imperi e dei grandi re,  sia nel microcosmo della tranquilla «storia locale», dove le novità arrivano, magari in ritardo, ma arrivano e modificano la quotidianità di ogni singolo individuo.

Anche per questo, dopo aver letto " Il libro dei secoli"  la nostra visione del passato non sarà più la stessa.

Buona lettura