L’orto nella storia


Già nell’antica Roma, due secoli prima della nascita di Cristo, Marco Porcio Catone scrisse il primo manuale pratico di coltivazione.

Altri lo seguirono, magari dissertando di semine e di concimazioni in versi, come Virgilio, o fingendo di dialogare con un interlocutore interessato ai problemi agricoli, come Marco Terenzio Varrone.

 

 

 

 

 

 

 

 

È stupefacente che in tempi così antichi gli uomini, privi di qualsiasi possibilità di controllare scientificamente quanto empiricamente svolgevano nei campi, inventassero tecniche che oggi ancora applichiamo quasi senza alcuna modifica.
Gli antichi sapevano come riconoscere la qualità del terreno e come correggerla e conoscevano la pratica delle rotazioni: «la terra, mutando frutti, si riposa», si legge nelle Georgiche trent’anni prima di Cristo.

Nel 200 a.C. Catone diceva: «Qual è la prima opera per coltivare la terra? arare; e la seconda? arare; e la terza? concimare».

Peccato che a quei tempi i coltivatori troppo spesso si lasciassero fuorviare dalle credenze più strane, ciechi a quanto di persona potevano constatare.

Accanto a norme tecniche quasi perfette sulla coltivazione del carciofo, si può, per esempio, trovare questo consiglio: interrare i semi di varietà con le spine, avvolti ciascuno in un pezzetto di foglia di lattuga, allo scopo di raccogliere carciofi senza spine.

Una lezione però impararono presto e tramandarono ai posteri: “la nostra inerzia isterilisce i campi”.

Gli stessi autori latini ci danno notizie delle piante da orto coltivate, per esempio la fava era considerata un ingrediente fondamentale nella preparazione della puls fabata, termine forse di derivazione etrusca che indicava la polenta, o per le farratae (farinate) citate da Giovenale (Satire XI, 109) e considerate il piatto tradizionale degli Etruschi. Conosciuti e coltivati erano anche i piselli, le lenticchie e i ceci, tanto che i nomi di molte famiglie romane sono di evidente derivazione: Fabius da faba (fava) o Cicero da cicer (cece).

Altre specie ortive sicuramente coltivate erano l’aglio, la cipolla, le carote, le rape, i cavoli e il finocchio, ma anche (già presenti in epoche più remote) le lattughe e vari germogli, come sedano e asparagi, provenienti da piante spontanee.
Secondo gli studiosi di etnografia, il primo gradino nello sviluppo dei popoli primitivi, cacciatori e raccoglitori di prodotti spontanei come radici e germogli, è stata certamente l’orticoltura, praticata particolarmente dalle donne in quelle zone caratterizzate da clima caldo-umido e su terreni liberati dalla vegetazione arborea e boschiva per mezzo del fuoco.
La descrizione delle diverse operazioni colturali e la rappresentazione del lavoro sono però rilevabili solo in epoche successive, soprattutto in quella romana attraverso raffigurazioni murali e manoscritti specifici anche di autori provenienti dalle colonie dell’impero: classico è il De re rustica dello spagnolo Columella.

CRONOLOGIA DEGLI ORTAGGI IN EUROPA

Piante selvatiche e spontanee conosciute già nel Mesolitico:

Sedano, lattuga, aspara go, pisello, cipolla, carota, fragola, lampone, fico, ciliegio, susino, me lo, ero, nocciolo, vite, mandorlo, olivo;

Dal Neolitico si conoscono:

Fava, cavolo acefalo, lenticchia, lino, rapa, aglio;

Con l’Età del bronzo inizia la coltivazione di:

Pisello, cece, fava, lenticchia, fico, castagno, noce, olivo;

Nell’Età del ferro si introducono:

Cedro, mandorlo, melo, pero, vite;

Con la colonizzazione greca inizia una vera esplosione di coltivazioni nuove e di rilevanti innovazioni olturali (si pensi all’introduzione dell’innesto per i fruttiferi):

Cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, anguria, melone, sedano, finocchio, asparago, zucca, bieta, cetriolo, fragola, falso fagiolo, cipolla, aglio, carota, pesco, limone, albicocco, castagno, noce, pero, vite;

Dal XIV secolo inizia la coltivazione di:

Spinacio, melanzana, carciofo, arancio amaro, nuovi limoni e cedri;

A partire dal XVI secolo inizia la coltivazione di:

Varie zucche, peperone, cavolfiore, nuovi carciofi, arancio dolce;

Dal XVII secolo al XIX secolo si susseguono apporti di nuove varietà e molte innovazioni colturali he riguardano moltissime specie, fra le quali:

Pomodoro, zucca, peperone, sedano, asparago,fragola, lampone;

In ultimo ricordiamo:

L’introduzione della patata e della barbabietola da zucchero nel XVIII secolo, del mandarino e del caco nel XIX e, per finire, quella del pompelmo nel XX secolo.

Fonte: Gli albori dell’agricoltura di G. Forni, Reda, Roma 1990.

Più tardi, nella Spagna invasa dagli Arabi, Al Awam dedica un intero libro all’agricoltura in generale, nel quale riassume le teorie di tutti gli studiosi antichi e suoi contemporanei, applicandole a una orticoltura più mediterranea con particolari riferimenti alle esigenze di carattere pedologico, climatico e irriguo degli ortaggi.

Le piante descritte sono sempre quelle che già conosciamo: sarà necessario aspettare la scoperta dell’America (1492) per poter incrementare il numero delle specie conosciute e coltivate, con l’aggiunta di pomodori, peperoni, patate, zucche e anche del fagiolo (quello coltivato dai romani era la Vigna unguiculata e non il Phaseolus vulgaris).

Gli scambi botanici dopo la scoperta delle nuove terre diedero largo incremento alla coltivazione di tante nuove specie destinate a molteplici utilizzi: si pensi che il pomodoro fu importato inizialmente come pianta ornamentale e solo molti anni dopo fu utilizzato, in Europa, per il consumo dei frutti.

L’evoluzione della scienza agronomica ha poi consentito, attraverso sempre più affinate pratiche di selezione, di ottenere nuove e migliori cultivar o varietà delle specie orticole.

Forme e dimensioni particolari e adattabilità a condizioni diverse di clima e di terreno sono sempre state le linee guida della ricerca.
Nuove varietà selezionate per la coltivazione intensiva in pieno campo, suscettibili di raccolta meccanizzata, resistenti alle manipolazioni e a numerose malattie, conservabili sempre più a lungo, sono solo una parte del grande elenco di essenze ortive oggi presenti sul mercato.

Anche piante soggette a trattamenti particolari (si pensi solo alle cicorie rosse, al sedano bianco) che necessitavano di manipolazioni per raggiungere le caratteristiche per cui erano conosciute, si coltivano oggi senza problemi e senza ricorrere a operazioni colturali successive alla raccolta.

Infine, nuove tecniche agronomiche, l’uso di mezzi di protezione, la conoscenza delle differenti esigenze consentono di praticare l’orticoltura con piacere e con grandi soddisfazioni.

Pisel bianchi che son buoni
Per la pentola e la borsa
Seminarli troppo presto
Vuol dir perder seme e opra.
Son gentili e delicati,
hanno in odio il freddo e il gelo, se li semini di marzo non sia il tempo troppo altero

Five hundred points of good husbandry
di Thomas Tusser, London 1572
traduzione di A. Saltini in Storia delle scienze agrarie,

Fonte internet